Nelle ultime settimane ho sentito numerosi turisti, molti dei quali insoddisfatti dell’organizzazione della spiaggia e delle difficoltà incontrate per raggiungere il mare.
Servono passerelle antiscivolo collegate al lungomare, larghe, ben visibili e sempre libere da ombrelloni, lettini e tavolini. Anche i servizi igienici e i lavabi dovrebbero essere meglio organizzati, posizionati nei principali punti di uscita dalla spiaggia e dotati di pavimentazione drenante. Oggi la sabbia viene trascinata nelle case, nelle attività commerciali e lungo le strade del centro, rendendo i percorsi a volte scivolosi e pericolosi.
Ma l’accessibilità è solo una parte del problema. La spiaggia di Cefalù non può essere considerata una zona libera, né occupata senza criteri né governata esclusivamente da interessi economici. Non sono i flussi turistici da soli a danneggiare la spiaggia, ma la mancanza di una gestione capace di gestirli senza compromettere la sicurezza, l'accessibilità e il paesaggio. Stiamo consumando le risorse di Cefalù, quando esistono già soluzioni applicate in molte località italiane: accessi ordinati, passerelle libere, servizi igienici e lavabi funzionanti, raccolta differenziata, manutenzione costante, regole chiare e controlli efficaci. Non servono interventi straordinari, ma programmazione e responsabilità. Non basta attrarre migliaia di persone. Cefalù deve diventare una destinazione elegante e accessibile a tutti, ma anche rispettata da tutti. Il mare appartiene a tutti. Anche il dovere di proteggerlo.
Una precisazione sulle immagini: non si tratta di progetti tecnici né di piani definitivi, ma di semplici visioni generate con l’intelligenza artificiale per rendere più chiaro il senso delle proposte e stimolare la discussione.




