Ecco la versione completa del primo articolo, aggiornata con la proposta degli scambi internazionali.
Ogni anno, con l’avvicinarsi della stagione turistica, a Cefalù si ripete la stessa frase: «Non si trova personale».
Alberghi, ristoranti, bar, strutture ricettive e aziende turistiche incontrano difficoltà nel reperire cuochi, camerieri, addetti al ricevimento e giovani capaci di relazionarsi professionalmente con una clientela internazionale.
Eppure Cefalù possiede una risorsa che molte altre destinazioni turistiche vorrebbero avere: un istituto alberghiero nel cuore di uno dei territori a maggiore vocazione turistica della Sicilia.
L’Istituto Mandralisca dovrebbe rappresentare il naturale vivaio professionale delle attività turistiche di Cefalù e delle Madonie: il luogo nel quale formare non soltanto lavoratori, ma i futuri protagonisti dell’accoglienza del nostro territorio.
L’istituto svolge già attività formative, progetti e collaborazioni. Ma oggi sarebbe utile compiere un passo ulteriore: misurare concretamente quanto la scuola e il sistema economico locale riescano a dialogare.
Quanti ragazzi si diplomano ogni anno?
Quanti di loro, dopo uno, tre o cinque anni, lavorano ancora nel turismo?
Quanti lavorano a Cefalù e nelle Madonie, quanti sono costretti a trasferirsi e quanti hanno cambiato completamente settore?
Quali mansioni svolgono? Con quali contratti e per quanti mesi all’anno?
Quante aziende locali accolgono studenti per esperienze formative, stage o apprendistato? E quante di queste esperienze si trasformano successivamente in un vero rapporto di lavoro?
Sono domande fondamentali, ma oggi non abbiamo una fotografia pubblica, completa e aggiornata della situazione.
I dati nazionali mostrano che il problema esiste realmente. Secondo il Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere, nell’agosto 2025 le imprese italiane prevedevano 65.410 inserimenti tra gli addetti alle attività di ristorazione, dichiarando una difficoltà di reperimento del 53,5%. Per i diplomati dell’indirizzo turismo, enogastronomia e ospitalità, il 54% delle figure risultava difficile da trovare e nel 79% dei casi veniva richiesta esperienza.
Questo significa che le aziende cercano personale, ma spesso richiedono esperienza a giovani che non hanno ancora avuto la possibilità di costruirla.
È proprio qui che scuola e impresa dovrebbero incontrarsi.
La prima proposta potrebbe essere la realizzazione annuale di un rapporto intitolato “Scuola, giovani e lavoro nel turismo di Cefalù”, costruito con la collaborazione dell’istituto, del Comune, delle associazioni di categoria e delle aziende del territorio.
Una rilevazione semplice, rispettosa della privacy, che segua almeno gli ultimi cinque anni di diplomati e permetta di conoscere:
quanti lavorano nel settore turistico;
quanti hanno trovato occupazione nel comprensorio;
quali professioni svolgono;
quanti mesi all’anno riescono a lavorare;
quali competenze sono state maggiormente utili;
quali competenze sono risultate insufficienti;
quanti stage si sono trasformati in assunzioni;
quali figure professionali le aziende non riescono a reperire.
Senza dati continueremo a discutere sulla base delle impressioni. Con i dati potremmo invece programmare la formazione partendo dai bisogni reali del territorio.
La seconda proposta è la creazione di un Tavolo permanente Scuola–Impresa per il turismo, che non si riunisca soltanto in occasione di qualche evento, ma lavori durante tutto l’anno.
Le aziende potrebbero comunicare già in autunno il personale e le competenze di cui avranno bisogno per la stagione successiva. La scuola potrebbe utilizzare queste indicazioni per rafforzare alcuni moduli formativi e organizzare esperienze pratiche coerenti con il percorso degli studenti.
Ogni anno si potrebbe prevedere un calendario preciso: raccolta dei fabbisogni delle imprese, incontri con gli studenti, formazione specifica, esperienze in azienda, colloqui e una valutazione finale al termine della stagione.
Naturalmente la collaborazione deve essere fondata sulla reciprocità.
La scuola deve ascoltare maggiormente l’evoluzione del mercato, ma le aziende devono essere disponibili a investire nella formazione dei giovani. Uno stage non può essere considerato semplicemente manodopera a basso costo: deve avere un tutor, obiettivi formativi, mansioni coerenti e una valutazione conclusiva.
Non possiamo chiedere a un ragazzo di diciotto anni di possedere già esperienza, autonomia e maturità professionale senza offrirgli prima l’opportunità di imparare.
Allo stesso tempo, quando parliamo di difficoltà nel trovare personale, dobbiamo avere il coraggio di analizzare anche la qualità delle offerte di lavoro: durata dei contratti, retribuzioni, orari, possibilità di crescita, organizzazione dei turni, trasporti e continuità lavorativa.
Dire semplicemente che “i giovani non vogliono lavorare” non aiuta a comprendere un fenomeno molto più complesso. Esistono giovani poco motivati, ma esistono anche ragazzi preparati che cercano stabilità, rispetto e una prospettiva professionale.
Anche le competenze richieste stanno cambiando.
Cefalù non ha bisogno soltanto delle figure tradizionali di cucina, sala e ricevimento. Servono giovani capaci di parlare più lingue, utilizzare software alberghieri e sistemi di prenotazione, gestire la relazione digitale con gli ospiti, conoscere il revenue management, promuovere esperienze e raccontare il patrimonio culturale, naturalistico ed enogastronomico di Cefalù e delle Madonie.
Servono professionisti della sala capaci di valorizzare i vini e i prodotti siciliani; addetti all’accoglienza che conoscano realmente il territorio; figure preparate nella gestione di eventi, matrimoni, turismo esperienziale, sostenibilità, accessibilità, sicurezza alimentare e cura del cliente.
Ma servono soprattutto puntualità, educazione, capacità di lavorare in squadra, responsabilità e rispetto dei ruoli: competenze che si costruiscono attraverso la collaborazione tra formazione scolastica ed esperienza aziendale.
Un programma internazionale di interscambio
Un’altra proposta potrebbe essere quella di stipulare convenzioni con istituti alberghieri di altri Paesi, creando un programma stabile di interscambio con scuole europee e mediterranee.
Gli studenti di Cefalù potrebbero trascorrere un periodo di formazione all’estero, migliorare le lingue, conoscere modelli differenti di ospitalità e confrontarsi con organizzazioni alberghiere più strutturate.
Allo stesso tempo, studenti stranieri potrebbero venire a Cefalù per frequentare una parte del proprio percorso formativo e svolgere esperienze nelle nostre aziende turistiche. Sono probabilmente tanti i giovani europei interessati a vivere un’esperienza professionale in Sicilia, all’interno di una destinazione conosciuta in tutto il mondo.
Questi ragazzi porterebbero nuove lingue, culture, competenze e modi diversi di interpretare l’accoglienza. Il loro arrivo potrebbe rappresentare un’occasione di crescita anche per gli studenti e per le aziende locali.
L’interscambio, però, non dovrebbe essere considerato una scorciatoia per coprire la carenza di personale stagionale. Dovrebbe essere un vero progetto formativo, con tutor, obiettivi precisi, coperture assicurative, condizioni di lavoro corrette e sistemazioni dignitose.
Scuola, Comune e imprese potrebbero collaborare per individuare gli alloggi, organizzare i trasporti e accompagnare gli studenti durante la loro permanenza. Le aziende partecipanti dovrebbero impegnarsi a garantire formazione, rispetto delle regole e reali opportunità di crescita.
Si potrebbe immaginare uno scambio reciproco: ragazzi di Cefalù all’estero durante determinati periodi dell’anno e studenti stranieri accolti nel nostro territorio durante la stagione turistica.
In questo modo la scuola alberghiera potrebbe diventare non soltanto un punto di riferimento locale, ma un piccolo polo internazionale della formazione turistica nel Mediterraneo.
Si potrebbe inoltre organizzare ogni anno un Cefalù Hospitality Job Day, durante il quale studenti, diplomati, istituti stranieri e aziende possano incontrarsi, presentare le opportunità di formazione e lavoro e programmare gli inserimenti prima dell’inizio della stagione.
L’obiettivo finale non dovrebbe essere soltanto trovare personale per i mesi estivi, ma costruire professionisti che possano contribuire alla crescita di una destinazione turistica attiva durante tutto l’anno.
La qualità dell’accoglienza non dipende esclusivamente dagli alberghi, dai ristoranti o dal numero dei posti letto. Dipende soprattutto dalle persone. Ogni cameriere, cuoco, receptionist o accompagnatore diventa, agli occhi dell’ospite, un rappresentante di Cefalù.
La scuola alberghiera non può risolvere da sola tutti i problemi occupazionali del territorio. Le aziende, a loro volta, non possono limitarsi a cercare personale quando la stagione è già iniziata.
Occorre un patto serio tra scuola, imprese, istituzioni, studenti e famiglie: un patto nel quale la formazione incontri il lavoro, le aziende partecipino alla crescita dei giovani e i ragazzi possano vedere nel turismo non un impiego occasionale, ma una professione dignitosa sulla quale costruire il proprio futuro.
Cefalù possiede la scuola, le imprese, i giovani e una destinazione conosciuta nel mondo. Bisogna mettere queste risorse realmente in relazione e aprirle anche al confronto internazionale.
Vogliamo continuare a domandarci ogni primavera dove trovare il personale oppure vogliamo cominciare a formarlo, accoglierlo e trattenerlo insieme durante tutto l’anno?
Fonti di riferimento: IIS Mandralisca – Enogastronomia e ospitalità alberghiera e Sistema Informativo Excelsior – agosto 2025.


