Dopo avere analizzato i primi dati sul mercato immobiliare, dobbiamo porci una domanda ancora più importante: chi sceglie oggi di investire a Cefalù e con quale obiettivo?
Gli acquirenti cercano una casa in cui trasferirsi stabilmente, una seconda abitazione, un immobile da destinare agli affitti turistici o uno spazio in cui avviare un’impresa?
Sono prevalentemente siciliani, italiani residenti in altre regioni o cittadini stranieri? Cercano piccoli appartamenti nel centro storico, case con posto auto, ville con vista sul mare, terreni agricoli o immobili da ristrutturare?
E soprattutto: che cosa cercano e non riescono a trovare?
Possiamo immaginare alcune risposte: immobili urbanisticamente regolari, abitazioni efficienti, parcheggi, collegamenti migliori, servizi aperti tutto l’anno, spazi commerciali adeguati e procedure amministrative più semplici.
Ma queste sono soltanto ipotesi. Per ottenere risposte credibili bisogna coinvolgere direttamente agenzie immobiliari, tecnici, imprenditori e investitori.
Perché le grandi aziende non arrivano?
Una grande azienda non sceglie una città soltanto perché è bella o conosciuta.
Prima di investire valuta:
la certezza delle regole;
i tempi delle autorizzazioni;
la disponibilità di immobili o aree adatte;
l’accessibilità e i collegamenti;
la presenza di parcheggi e infrastrutture;
la disponibilità di personale qualificato;
la durata della stagione;
la qualità dei servizi;
l’affidabilità degli interlocutori istituzionali;
La possibilità di programmare a medio e lungo termine.
Tra i possibili ostacoli da analizzare a Cefalù potrebbero esserci la complessità urbanistica, i vincoli, i tempi difficili da prevedere, la stagionalità, i problemi di mobilità, la carenza di personale formato e l’assenza di un unico interlocutore capace di accompagnare l’investitore.
Non possiamo però limitarci alle supposizioni. Sarebbe utile ascoltare anche chi aveva manifestato interesse e poi ha rinunciato, oppure chi ha aperto un’attività e, dopo pochi anni, ha deciso di chiuderla.
Comprendere perché un investimento non è stato realizzato può essere persino più utile che celebrare quelli andati a buon fine.
Quale deve essere il ruolo dell’Amministrazione?
L’Amministrazione non deve sostituirsi agli imprenditori né favorire interessi particolari. Deve creare condizioni chiare, trasparenti e uguali per tutti.
L’approvazione del nuovo Piano Regolatore Generale nel maggio 2025 è un passaggio importante, perché definisce l’organizzazione del territorio e le possibilità di trasformazione delle diverse aree.
Un Piano Regolatore, però, da solo non costituisce una strategia per attrarre investimenti.
Occorrerebbe spiegare pubblicamente:
Quali settori Cefalù intende sviluppare?
Quali investimenti sono compatibili con il territorio?
Quali aree possono essere rigenerate;
Quali immobili inutilizzati potrebbero essere recuperati?
Quali procedure deve affrontare un investitore?
Quali sono i tempi medi per ottenere una risposta?
Quali incentivi regionali, nazionali ed europei sono disponibili?
Che fine hanno fatto i beni comunali messi in vendita?
Esiste poi un’altra questione importante: il patrimonio immobiliare pubblico.
A mia memoria, negli anni passati, il Comune aveva inserito alcuni beni in programmi di vendita o di valorizzazione. Sarebbe interessante ricostruire con precisione che cosa sia successo.
Quali beni furono messi in vendita? Quale valore venne attribuito? Quante aste furono bandite? Quali beni furono venduti? Quali aste andarono deserte? Che fine hanno fatto oggi quegli immobili?
Un caso recente è documentato. Nel settembre 2025 il Comune ha pubblicato un’asta per la vendita di un immobile comunale in contrada Colombo, fissando il termine per la presentazione delle offerte al 20 ottobre 2025.
Dalla pagina pubblica dell’avviso non è immediatamente comprensibile l’esito finale della procedura. L’immobile è stato venduto? Sono arrivate offerte? L’asta è andata deserta? Il bene è ancora disponibile? Quale progetto esiste oggi per valorizzarlo?
Non si tratta di cercare responsabilità, ma di offrire ai cittadini un quadro completo e facilmente consultabile.
Quando un’asta non produce risultati, bisognerebbe comprenderne le ragioni: il prezzo era adeguato? Esistevano vincoli o problemi tecnici? La documentazione era completa? Il bando è stato promosso a sufficienza? La destinazione prevista era economicamente sostenibile?
Vendere non è sempre l’unica soluzione
Un bene pubblico inutilizzato rappresenta un costo, ma lo stesso bene, se recuperato attraverso un progetto trasparente, può generare servizi, occupazione ed entrate.
Non sempre è necessario vendere. In alcuni casi possono essere più utili una concessione di lunga durata, un partenariato pubblico-privato o un progetto di rigenerazione che mantenga la proprietà nelle mani della collettività.
Il Comune dovrebbe quindi pubblicare una mappa aggiornata del proprio patrimonio, indicando per ogni bene:
ubicazione e superficie;
condizioni dell’immobile;
destinazione urbanistica;
utilizzo attuale;
eventuali vincoli;
valore stimato;
costi annuali di mantenimento;
aste o manifestazioni d’interesse già effettuate;
esito delle procedure;
Possibilità di vendita, concessione o valorizzazione.
Chiedere queste informazioni non significa criticare l’Amministrazione. Significa conoscere il patrimonio della comunità e impedire che le opportunità importanti vengano dimenticate.
Nella terza parte vedremo come Cefalù potrebbe organizzarsi per attrarre investimenti di qualità nei prossimi dieci anni, presentandosi insieme alle Madonie come una sola grande destinazione economica e turistica.


